Gabriele Galessi, classe 1975, diplomato geometra entra giovanissimo nell’attività di famiglia, Gioielleria Galessi, una storica gioielleria e orologeria concessionaria di marchi prestigiosi come Omega, Swatch, Rolex e IWC. Spinto dalla passione per l’aspetto tecnico, si è formato come orologiaio qualificato, frequentando corsi a Milano e poi specializzandosi in Svizzera, dove ha studiato la meccanica dei movimenti ETA sia al quarzo sia meccanici. Grazie anche al supporto dell’istruttore Alessandro Betti, ha avuto accesso al Wostep, una delle scuole più rinomate al mondo, dove ha affrontato un percorso molto selettivo. Negli anni ha continuato a perfezionarsi, anche presso Rolex a Ginevra, aggiornandosi fino al 2017.
Oggi vive in Italia, dove gestisce la propria gioielleria a Cantù, e grazie alla sua profonda
conoscenza degli orologi, del bello e del mercato, ha creato collezioni private e si occupa anche della compravendita di orologi rari e preziosi.
1. Le origini e la famiglia
T.G.: La Gioielleria Galessi era concessionario Rolex, come si otteneva tale concessione
Gabriele: Una volta c´erano degli standard da rispettare ed erano necessarie delle lettere dipresentazione. Mio padre era orologiaio, di tramando, nel senso che un altro orologiaio gli aveva insegnato il mestiere e, poi, lui aveva completato la formazione in una scuola di Milano. Un istruttore lo ha notato e lo ha segnalato a un concessionario Rolex, che è riuscito a fare una lettera di segnalazione per far sì che mio padre avesse poi la concessione. Una volta funzionava così, ma Rolex non era neanche ambita come è adesso; era più ambita la concessione Omega, che comunque avevamo insieme a quella di IWC e Swatch.

2. Il cambiamento storico dell’orologeria
T.G.: Come è cambiata l’orologeria rispetto al passato?
Gabriele: Oggi l’orologeria è molto diversa rispetto al passato: ormai è un settore dominato dai marchi e dalle mode del momento. Prima, invece, per valutare il prestigio si dava priorità a fattori quali la manifattura e i materiali dell’oggetto. Penso a marchi come Enicar, che realizzava movimenti eccezionali per precisione e finiture. Basti pensare allo Sherpa-graph, anche se ormai Enicar è scomparsa e i diritti sono passati in mano asiatica.
T.G.: Potrebbe spiegare quando il mondo dell’orologeria è iniziato a cambiare
Gabriele: Negli anni ’80, l’orologeria svizzera ha attraversato una crisi enorme a causa dell’arrivo del quarzo:orologi economici, precisi, che hanno cambiato completamente il mercato.Sembrava davvero finita per l’orologeria meccanica svizzera; molte aziende chiusero definitivamente. La svolta è arrivata con Swatch.
Swatch, anche se è un prodotto economico, ha ridato valore al “Made in Switzerland” perché era una manifattura vera, produceva tutto internamente e i suoi movimenti erano esclusivi.La Swatch Group (allora SMH) ha poi acquisito marchi storici come Omega, Rado e soprattutto ETA, il più grande produttore di movimenti, riorganizzandolo e dando nuovo slancio all’orologeria svizzera Rolex, invece, è sempre rimasta indipendente ed ha cercato sin da subito di produrre tutto in casa, tranne il movimento cronografico.
Spesso si dice che Rolex montasse movimenti Zenith, ma non è corretto: ha preso ispirazione e alcuni brevetti dall’El Primero, ma lo ha modificato a fondo per adattarlo alle proprie esigenze, rinunciando alla data e puntando su robustezza e finiture diverse. Per Rolex, il cronografo sportivo doveva avere un quadrante pulito e leggibile, senza data, e questa filosofia l’ha sempre contraddistinta.
3. Innovazione tecnica e maison contemporanee
T.G.: Oggi quale maison orologiera sta innovando di più?
Gabriele: Sono sempre stato affascinato dalla micromeccanica e credo che, in fondo, non stiamo inventando nulla di nuovo. Leonardo da Vinci aveva già intuito gran parte dei principi alla base della meccanica di precisione. Oggi l’innovazione vera è nei materiali, nella tecnologia e nei processi produttivi. Lo scappamento coassiale di Omega, ad esempio, non è un’idea del tutto nuova: Daniel Roth lo ha sviluppato ispirandosi a disegni antichi. Ma industrializzarlo è stato complesso e, per quanto Omega abbia investito tanto, non ha mai funzionato perfettamente come speravano. Lo ricordo bene perché nel 1998, mentre frequentavo il Wostep, visitai la sede dove cercavano di produrlo in serie, ma già allora c’erano grossi problemi di stabilità e precisione.
T.G.: Quanto al marketing, quale maison si sta muovendo meglio?
Gabriele: Molte maison storiche faticano a combinare qualità e marketing efficace.
Brand come Richard Mille, partito da zero, hanno costruito una storia forte e vendono orologi incredibili a prezzi altissimi, basandosi su strategie vincenti.
Altri marchi storici, pur avendo tutti i requisiti per farlo, non sempre hanno saputo innovare l’immagine o il marketing.

4. Il mondo Rolex – passato e presente
T.G.: Quali erano i Rolex più desiderati in passato?
Gabriele: I Rolex più desiderati erano il Submariner in acciaio ed il Rolex Day-Date nelle varie configurazioni di quadranti e bracciali. Il Day-Date si poteva acquistare sia con il bracciale President, sia con il cinturino in pelle, ed alcune referenze montavano bracciali speciali. Le vendite, ovviamente, non erano uguali: vendeva più il Submariner in acciaio rispetto al Day- Date, che essendo in oro era molto più costoso.
T.G.: Qual è il Rolex più raro o prezioso che lei ha venduto?
Gabriele: Gli orologi Rolex più preziosi che ho venduto sono i Daytona con brillanti, il Tiger, il Rainbow e direi diversi 6263 ed il Daytona platino con indici di diamanti taglio baguette. Questi Daytona sono stati i più costosi, ma ho avuto la fortuna di poter fare due collezioni private, una per il Milan e una per l´addio al calcio di Maldini.
T.G.: Mi può raccontare di queste collezioni realizzate per il Milan e per Maldini?
Gabriele: Certo. Ho curato direttamente le due collezioni e sviluppato il prodotto secondo le esigenze del Milan, di Maldini e della Rolex, ovviamente. I disegni li ho fatti direttamente io: bisognava scegliere l´orologio, dove mettere il marchio, come fare il disegno del fondello. Ho realizzato tutto con il computer in un’epoca in cui stava diventando un elemento prezioso ed io ho cominciato sì da subito ad implementarlo in azienda.
Per il Milan ho disegnato un Rolex Explorer con stemma sul quadrante e sul fondello le coppe delle tre competizioni vinte dal club nel 2007, la Champions League, il Mondiale per club e la Supercoppa Europea, in tiratura limitata di 100 pezzi.
Poi per Maldini un Submariner col numero 3 sul bracciale e, sul fondello, i suoi ringraziamenti, in una tiratura limitata di 150 pezzi.
T.G.: Da orologiaio quali sono i calibri Rolex che preferisce in assoluto?
Gabriele: I migliori calibri Rolex per me sono i 3135, 4030, 4130, che hanno un rapporto qualità, prezzo, robustezza, precisione ed affidabilità superiori.
T.G.: Passiamo al moderno: segue le nuove produzioni Rolex e cosa pensa del Land-Dweller lato estetico e meccanico?
Gabriele: Io ritengo che il Rolex Land-Dweller sia dal punto di vista estetico ben fatto: è un prodotto che incontra i miei gusti e lo considero ben proporzionato anche in termini di spessori. Quanto al movimento, hanno depositato ben 16 brevetti. Le innovazioni più rilevanti sono quelle dello scappamento e dell’organo regolatore.
Le evoluzioni tecniche, secondo me, richiedono tempo e su questa sono andati un po troppo veloci. È solo il tempo che ci dirà se la nuova tecnologia è robusta o va migliorata.
5. Il mercato odierno e le sue insidie
T.G.: In base alla Sua esperienza, oggi è meglio acquistare vintage o moderno?
Gabriele: Io sono contrario alle classificazioni troppo stringenti ed alle speculazioni: l´orologio deve piacere e deve essere acquistato solo in quel caso.
Quanto al vintage direi di stare attenti su calibri molto datati, perché ovviamente la fornitura comincia a scarseggiare e questo può essere un problema.
Pochissimi orologi vintage sono realmente conservati in modo originale: quasi tutti avrebberobisogno di un restauro conservativo, come nelle auto d’epoca. Non credo che un quadrante rovinato sia “bello perché originale.” Preferisco un quadrante di ricambio originale, che rende l’orologio più godibile, perché già all’epoca esistevano pezzi di ricambio e non vedo perché demonizzarli.
T.G.: Cosa ne pensa delle speculazioni e delle bolle degli ultimi anni?
Gabriele: L´orologio non è un investimento. Se poi il commerciante ti ha saputo indirizzare su un prodotto che è di tuo gusto e, per vari motivi, diventa un oggetto ricercato che si “apprezza” dal punto di vista economico, tanto meglio.
Esistono dei parametri che possono guidarti nell’acquisto, ma non sono parametri certi: per questo sottolineo che bisogna acquistare solo ciò che è di proprio gradimento.
Negli ultimi anni, invece, abbiamo visto una corsa a dei modelli specifici che erano di ‘’tendenza’’. Questo ha fatto lievitare in eccesso i prezzi rispetto al valore reale dell’oggetto e poi la bolla è scoppiata. Abbiamo assistito a bagni di sangue non solo tra i clienti, ma anche tra i commercianti che si erano improvvisati, visto il mercato in impennata.
Oggi il mercato si è sporcato perché era talmente tanto appetibile che si è aperto un po a
chiunque, e di conseguenza si è perso in professionalità e serietà.
T.G.: In questo scenario, come può l’appassionato/collezionista proteggersi dalle truffe?
Gabriele: Negli ultimi anni ho visto il mercato dell’orologeria cambiare profondamente e, purtroppo, anche “sporcarsi.” Oggi è facilissimo imbattersi in truffe, orologi falsi o assemblati non solo nel moderno ma anche nel vintage. In passato il vintage era un mercato di nicchia, poco interessante per i falsari, ma oggi il valore è così alto che perfino una scatola originale può valere centinaia di euro, rendendo conveniente anche la produzione di scatole e libretti falsi per gonfiare il prezzo di orologi non autentici.

6. L’orologeria e le nuove generazioni
T.G.: Cosa ne pensa del rapporto dei giovani con l’orologeria?
Gabriele: Ora vedo un grande cambiamento nelle nuove generazioni: sono meno educate ad apprezzare la qualità e la storia, e più attratte dal marchio e dalla riconoscibilità, spesso per ragioni di status o di moda. Questo mi fa temere che si possa ripetere il disastro degli anni ‘70 e ‘80, per ragioni diverse ma con le medesime conseguenze.
In conclusione, il mercato oggi è una giungla: chi sa muoversi può ancora trovare grandi
soddisfazioni, ma chi è inesperto rischia fregature. Io continuo ad amare gli orologi, sia vintage sia moderni, ma con occhio critico e consapevole, sperando che il settore riesca a ritrovare equilibrio e che la cultura e la bellezza dell’orologeria meccanica vengano tramandate.
7. Sguardo al futuro
T.G.: Lei oggi ha un laboratorio autorizzato Rolex, è un gioielliere e commerciante molto
conosciuto nel settore: come immagina il suo futuro prossimo?
Gabriele:Oggi non mi considero più solo un rivenditore: collaboro con realtà svizzere e porto avanti progetti miei. Mi piace definire questo approccio come “chilometro zero,” perché seguo ogni fase del lavoro sugli orologi personalmente, dall’inizio alla fine, tanto per il moderno quanto per il vintage.

TOMMASO GAETA