Tra creatività, tecnica e filosofia del tempo: l’eredità di un maestro dell’orologeria contemporanea.
Nel mondo dell’orologeria contemporanea, dove tecnica, marketing e tradizione si intrecciano, esistono figure che sfuggono a ogni schema. Vincent Calabrese è una di queste. Autodidatta, provocatore e filosofo del tempo, ha saputo trasformare la sua visione personale in orologi che sfidano le convenzioni, dando voce a un pensiero indipendente, radicale e profondamente umano.
Il maestro orologiaio Vincent Calabrese non è solo un creatore di segnatempo, ma un autentico filosofo della meccanica. La sua lunga e audace carriera è stata interamente dedicata a sfidare le convenzioni, transformando l’orologeria da arte di precisione in una forma di poesia esposta.

La nascita di un’Icona: l’ architettura sospesa del Golden Bridge
La sua storia, iniziata da autodidatta a Napoli, lo ha portato nel cuore dell’Alta Orologeria Svizzera, dove si è affermato come una voce unica e provocatoria, un vero esteta dell’ingegno. La sua fiera indipendenza è l’elemento costante che lega le sue invenzioni, dalla rivoluzione degli anni 70 fino al brevetto più recente che sta riscrivendo il futuro del bilanciere.
L’intuizione che lo ha consacrato nell’olimpo dei creatori indipendenti risale al 1977, con la creazione del prototipo di quello che divenne il celebre “Golden Bridge” ( il cui brevetto fu poi acquistato da Corum). Fino ad allora, i calibri complessi venivano nascosti sotto quadranti elaborati. Calabrese ha ribaltato questa regola: ha eliminato quasi tutti i componenti superflui e ha compattato l’intero movimento in una singola, sottile barra longitudinale, un ponte d’oro sospeso nel vuoto. Il Golden Bridge non fu solo un esercizio di miniaturizzazione, ma un manifesto estetico. Svelò la meccanica, invitando l’osservatore a contemplare la bellezza intrinseca degli ingranaggi. Questa invenzione è l’esempio lampante del suo desiderio di coniugare rigore tecnico e trasparenza artistica, un tema che è la radice di ogni sua successiva innovazione.

AHCI: L’indipendenza come Valore Fondamentale
Nel 1985, la sua visione controcorrente lo portò a un passo storico: insieme al collega Svend Anderson, Calabrese fu co-fondatore dell’ Academie Horologerie des Createurs Independants (AHCI ). L’ AHCI nacque dalla necessità di dare una vetrina e una voce ai maestri che lavorano fuori dai circuiti dei grandi gruppi industriali, creando orologi su principi e brevetti personali. L’Accademia è diventata da allora il bastione dell’artigianato d’autore, proteggendo il concetto che l’Alta Orologeria e definita dall’ingegno individuale e non solo dalla potenza del marchio. Questa iniziativa non solo ha valorizzato orologiai come George Daniels o Franck Muller, ma ha anche elevato l’indipendenza a valore artistico.

Calasys: La Rivoluzione che vuole mandare in pensione la Spirale
Oggi, l’attenzione del maestro Calabrese e focalizzata sul sistema Calasys, la sua sfida più radicale. Per secoli, il cuore pulsante di ogni orologio meccanico è stato regolato dalla coppia bilanciere- spirale. Tuttavia la spirale soffre di limiti tecnici, in particolare:
Asimmetria: il suo movimento non è perfettamente simmetrico generando, problemi di isocronismo (cioè la regolarità di oscillazione), soprattutto a seconda della posizione dell’orologio.
Sensibilità: La spirale è estremamente sensibile a variazioni termiche, campi magnetici e urti .
Il Calasys è stato brevettato per sostituire completamente la spirale tradizionale con un meccanismo di regolazione alternativo. L’obiettivo è eliminare le deviazioni di marcia dovute all’asimmetria e all’attrito della molla, offrendo una stabilità e una precisione superiore. I prototipi del Calasys già installati su calibri esistenti, hanno dimostrato la funzionalità del concetto posizionando Calabrese all’avanguardia di una svolta epocale per la meccanica.
La figura di Vincent Calabrese, con le sue invenzioni radicali e la sua fiera indipendenza, rimane un faro per chi crede che l’orologeria sia, prima di tutto, una forma d’arte in continua evoluzione.
“Penso che nel settore resterà a lungo traccia di me e delle mie invenzioni, e da parte mia non avrei mai sognato una vita così bella come quella che ho vissuto. Non sono stato profeta in patria, ma forse potrei ancora divenirlo” - Vincent Calabrese.
Una riflessione che racchiude gratitudine, consapevolezza e un senso di eredità profonda.
Abbiamo avuto il piacere di porre alcune domande al maestro sulla sua filosofia e sulle sue rivoluzioni. di eredità profonda.
A.C: Come vede il futuro dell’orologeria meccanica in un mondo sempre più digitale e connesso?
V.C: La realtà vuole che nascano marchi tutti i giorni e falliscano il mese dopo.
Nota: Questa risposta sintetica evidenzia un mercato molto dinamico e competitivo, dove molte nuove realtà emergono rapidamente ma solo poche riescono a consolidarsi nel tempo. In questo contesto, la sfida per l’orologeria meccanica tradizionale sarà mantenere il proprio valore distintivo e la capacità di innovazione.
A.C: Che ruolo gioca il collezionista oggi per l’orologeria indipendente? È come si crea un legame autentico con lui?
V.C: Il collezionista è un problema: spesso, convinto di essere intelligente, acquista orologi delle grandi marche. Ma quando queste saranno in declino, a fallire sarà proprio il collezionista. Solo allora, forse, comincerà davvero a capire qualcosa dell’orologeria.
A.C: Cosa significa davvero essere liberi come orologiai? E’ una libertà che consente tutto, o impone delle responsabilità?
V.C: La libertà, per un orologiaio, è come quella di un uccello: vola dove vuole, raggiunge il cuore della meccanica e dell’innovazione, e fa sognare gli amatori dell’arte…soprattutto se ottiene anche il consenso delle loro mogli. E se, in più, crea orologi pensati anche per le donne, allora sarà davvero seguito e potrà costruire una carriera lunga e piacevole.
A.C: C’è un momento della sua carriera in cui ha sentito di aver davvero lasciato un segno?
V.C: Sono stato e sarò sempre mosso dal desiderio di lasciare un segno unico e necessario con il mio passaggio. Ai posteri l’ardua sentenza “ Ei fu un rompiscatole”, ma spero anche d’aver ispirato gli altri a osare.
A.C: Il Golden Bridge ha ridotto i componenti per esporre l’essenza. Il Calasys elimina la spirale per risolvere i suoi limiti. Qual è la radice comune in queste sue innovazioni: il desiderio di semplificare, di esporre o di correggere?
V.C: Odio le tradizioni, perché impediscono di andare avanti e di creare. Il Golden Bridge, che è stato il mio primo movimento, ha rappresentato per me l’apertura verso una nuova visione dell’orologeria. Ero stufo di vedere sempre le stesse cose e di venerare il passato. Sono andato oltre, fino al Rinascimento… e ho fatto qualcosa di nuovo.
A.C: Lei afferma che è giunto il momento per la coppia “bilanciere-spirale” di divorziare. Può spiegarci in modo semplice perché il sistema Calasys ovvia ai problemi di isocronismo e attrito della molla tradizionale?
V.C: Dopo quattro secoli ho voluto distruggere la spirale perché aveva solo difetti e rappresentava una porta chiusa che impediva di aprire nuove strade. Fu inventata nel 1675 dal matematico olandese Christiaan Huygens per migliorare la precisione degli orologi. Egli affermò che il pendolo di Galileo non era buono… ed io ho avuto il piacere di affermare che la sua spirale era orrenda! Schiava della gravità e di molti problemi, senza contare la sua debolezza agli urti, e molto altro ancora.
A.C: Lei è stato co-fondatore dell’ACHI. Cosa rappresenta per lei l’essere un orologiaio “indipendente” e quanto è ancora cruciale il ruolo dell’Accademia in un mercato dominato dai grandi gruppi?
V.C: Sono stato l’inventore dell’AHCI ed ho domandato al mio collega Anderson di accompagnarmi perché avevo bisogno di appoggio per la lingua inglese e tedesca.
Nota: Il maestro sottolinea con semplicità e umiltà l’importanza del supporto reciproco anche tra creativi indipendenti, evidenziando come l’indipendenza sia anche questione di collaborazione e condivisione.
A.C: Con sua figlia Tina che la affianca, quanto è importante per lei assicurare che non solo le sue invenzioni, ma anche la sua filosofia di creatore indipendente, continuino ad esistere e ad ispirare la prossima generazione?
V.C: Sfortunatamente, dopo 20 anni ha deciso di vivere la sua vita e non mi accompagna più, ma sono fiero di averla avuta con me per tanti anni.
Nota: Il maestro ha voluto sottolineare con franchezza come la vita personale possa prendere strade diverse, ma resta orgoglioso del percorso condiviso e dell’eredità lasciata.
Una testimonianza personale che il maestro ha voluto affidare ai lettori:
“Spero che questo pensiero possa ispirare molte persone a vivere davvero la propria vita. Non importa quale arte o mestiere si scelga, l’importante è lasciare l’autostrada e percorrere il proprio sentiero, piccolo all’inizio, ma capace di diventare grande quando si crea la propria filosofia.”
Il lascito di Vincent Calabrese va ben oltre i brevetti: è un inno alla curiosità, alla libertà creativa e al coraggio di sfidare la storia. In un settore spesso ancorato alla tradizione, le sue opere ci ricordano che il vero valore risiede nell’ingegno, nella visione e nella mano del creatore umano.
di Antonio Cabigiosu