L'Occhio che Certifica il Mito

L'Occhio che Certifica il Mito

 

Carlo Pergola e la scienza dell’autenticità nel collezionismo Rolex

 

In un mercato dove un dettaglio invisibile può spostare il valore di un investimento di centinaia di migliaia di euro, la firma di Carlo Pergola è diventata la bussola definitiva per i collezionisti globali. Nell’universo spietato del collezionismo Rolex, dove un quadrante non coevo o una cassa troppo lucidata possono azzerare il valore di un investimento, esiste una sottile linea rossa che separa un colpo da maestro da un errore imperdonabile. Quella linea è tracciata dall’autenticità. Se parliamo di Rolex Vintage, c'è un nome che ricorre con un misto di rispetto e timore referenziale nelle sale d'asta e tra i più prestigiosi dealer: Carlo Pergola.


«Nel collezionismo Rolex vintage, un dettaglio invisibile può cambiare il valore di un orologio di centinaia di migliaia di euro.»


Lo Studioso dell’Acciaio e del Trizio


Non chiamatelo semplicemente 'esperto'. Carlo Pergola è uno studioso meticoloso che analizza l'orologio come un reperto storico. La sua figura si è imposta nel settore grazie a una combinazione rarissima di memoria storica e analisi quasi chirurgica. Mentre il mercato veniva invaso dai cosiddetti 'Franken-watches' (orologi originali ma assemblati con parti di epoche diverse) o da falsi d'autore quasi indistinguibili, Pergola ha scelto la strada del rigore scientifico. Insieme a Stefano Mazzariol e Giovanni Dosso, ha firmato quello che molti definiscono il 'testo sacro': Rolex Daytona - Dalla nascita al Mito. Un’opera che ha codificato per la prima volta ogni singola variante del cronografo più desiderato al mondo, trasformando il collezionismo in una disciplina accademica.

 

 

 

Il valore della firma: il valore dell'Expertise

 

Nel mercato del collezionismo di alto livello, vendere un Daytona 'Paul Newman' o un Explorer II 'Freccione' accompagnato da un'expertise firmata da Carlo Pergola non è solo una scelta di trasparenza, ma una precisa strategia di posizionamento. Il valore di una sua perizia risiede nella verifica della coevità totale. Pergola analizza la coerenza tra il numero seriale, il font del quadrante, la produzione della ghiera e persino la finitura dei componenti interni. Per un investitore, quel documento è l'assicurazione sulla vita dell'orologio: è il fattore che permette a un esemplare di distinguersi nettamente all'interno di un'offerta globale vastissima, spesso priva delle necessarie garanzie, assicurando un premio di prezzo che spesso supera il 15-20% rispetto a un modello non certificato.

 



Abbiamo avuto il piacere di dialogare con Carlo Pergola per approfondire la sua visione del mercato del vintage e alcuni dei temi più delicati legati all'autenticità degli orologi Rolex.


Il confine tra Passione e Scienza


A.C: Lei è conosciuto per un approccio estremamente tecnico. In un'epoca in cui i 'super-falsi' sono sempre più sofisticati, quanto conta oggi l'intuizione dell'esperto rispetto alla pura analisi dei materiali?

 

C.P: Purtroppo l’intuizione oggi serve meno rispetto al passato, per questi motivi: i materiali utilizzati su produzioni di orologi attuali o degli ultimi 20/30 anni, per il produttore o per il falsario possono essere gli stessi. Esistono in commercio anche gli utensili e le attrezzature per le incisioni di numeri e grafiche, con conseguente facilità nella produzione di cloni. Diverso è per gli orologi vintage, in quanto materiali, utensili e attrezzature non sono più disponibili sul mercato. Di conseguenza le riproduzioni eseguite con attrezzature attuali sono più facilmente riconoscibili. Oggi esistono copie di orologi moderni molto simili all’originale e difficilmente riconoscibili rispetto agli orologi vintage, che proprio per i loro “difetti produttivi”, hanno unicità inconfondibili.


Il 'Paziente Zero': L'emozione della scoperta

A.C: Nel corso della sua carriera ha analizzato migliaia di pezzi. C’è stata una perizia specifica che le ha dato la stessa emozione della prima volta, magari un orologio apparentemente comune rivelatosi poi una variante mai censita?

 

C.P: Ogni volta che si scopre una variante di grafiche, di colore, o di produzione è sempre un’emozione nuova che va ad arricchire il proprio bagaglio culturale e restituisce soddisfazione al proprio impegno lavorativo.

Ne ricordo diverse , ma quelle che rimangono in memoria sono le scoperte che si fanno per primi. A tal proposito le prime che mi vengono in mente sono la classificazione delle grafiche su quadranti Daytona Paul Newman, sia Cosmograph che Oyster. Ricordo bene la scoperta del nome “Stella” sui

quadranti Day Date, che è una nomenclatura Rolex e non collezionistica. Sui bracciali ad esempio ricordo la scoperta di quelli prodotti in Venezuela da un Italiano di nome D’Agosto.


La responsabilità della firma

A.C: Il mercato del vintage vive di fiducia e la sua firma può spostare il valore di un orologio in modo drastico. Come vive questa responsabilità, sapendo che il suo giudizio è diventato uno standard di mercato internazionale?

 

C.P: La responsabilità rimane comunque sempre un giudizio personale e suscettibile di un parere diverso. Essere super partes e non condizionato da nessuno non è semplice, ma è doveroso, anche se a volte spiacevole. La vivo positivamente quando va tutto bene, ma quando l’orologio presenta problemi, mi dolgo un pochino a comunicarlo. Cerco di essere il più trasparente possibile, indicando oltre all’originalità, anche la coevità dei singoli componenti, pur se legalmente quello che conta è soltanto l’originalità. La coevità influenza notevolmente il valore economico/collezionistico dell’orologio in analisi.


Il futuro del collezionismo (Oltre il Daytona)

A.C: Il suo lavoro sul Daytona ha fatto scuola. Guardando al futuro, quali sono secondo lei le referenze o i dettagli oggi trascurati che i collezionisti del domani considereranno fondamentali?

 

C.P: A mio parere e per certi versi accade già oggi, l’orologio da collezione sarà sempre più visto, come un oggetto in ottime condizioni di

conservazione e con il corredo di origine. Per quanto riguarda le referenze, potranno aver più futuro quegli orologi che alloggiano quadranti

particolari e/o rari. Un esempio lo abbiamo già attualmente nei Day Date che alloggiano quadranti in tantissime colorazioni e materiali in pietra.



Il fenomeno dei Rolex Rainbow e delle modifiche aftermarket

A.C: Negli ultimi anni si è diffuso il fenomeno dei Rolex modificati da laboratori indipendenti, spesso con incastonature 'Rainbow' o pavé di pietre preziose molto spettacolari. Dal punto di vista di uno studioso del vintage e dell’autenticità, come valuta questo fenomeno?

 

C.P: Le personalizzazioni, che devono però rimanere tali, sono gusti personali sui quali non si può eccepire. Le trasformazioni eseguite da laboratori indipendenti che vengono a loro dire, personalizzati su richiesta del cliente finale, non sono altro che espedienti per non essere perseguiti legalmente per plagio o contraffazione. Non fanno altro che sfruttare visibilità e notorietà di un marchio per proprio lucro. Insomma il mio parere è che il fenomeno sia assolutamente negativo.



Il valore dell'imperfezione

A.C: Dov'è per lei il limite tra un orologio 'rovinato' e un orologio con una 'patina affascinante'? Quando un errore di fabbrica o un segno del tempo smette di essere un difetto e diventa un mito?

 

C.P: Parlare di limiti su un orologio vissuto, con difetti dovuti alla produzione o al tempo trascorso, è molto difficile perché rientra in una sfera collezionistica oltre che di gusti personali. Ho clienti che l’orologio vintage lo desiderano, non lucidato e come il tempo e l’utilizzo lo hanno invecchiato. La maggior parte di clientela invece desidera l’orologio perfetto e come nuovo, non ponendosi domande di come sia potuto accadere che sia arrivato in condizioni eccezionali ai giorni nostri. Oggi ci sono molti laboratori che riportano a nuovo orologi molto vissuti, con tecniche avanzate. Le “bellezze” collezionistiche a riguardo di difetti di produzione, normalmente riguardano la vernice dei quadranti che per effetto del tempo trascorso e delle condizioni climatiche, possono subire decolorazioni comunemente denominate viraggi. Viraggi al marrone, al panna, al nocciola, che se piacciono aggiungono valore collezionistico e rarità all’orologio. Esistono anche difetti di produzione come numeri capovolti o invertiti che però a mio parere non sono così affascinanti.


Le sue riflessioni offrono uno sguardo prezioso su un mercato dove l'esperienza e l'occhio dell'esperto restano strumenti fondamentali.


In conclusione In un’epoca dominata dalla velocità digitale e da algoritmi impersonali, la figura di Carlo Pergola ci ricorda che l'esperienza accumulata in decenni di osservazione diretta resta lo strumento più potente. Perché prima che un Rolex diventi leggenda, serve sempre qualcuno capace di riconoscerlo.

Antonio Cabigiosu

Curatore Editoriale

Extratimewatch Magazine

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