Marco Tedeschi: quando il movimento detta legge

Marco Tedeschi: quando il movimento detta legge



Alta orologeria indipendente


Dal brevetto di uno studente di ingegneria a una manifattura che porta il suo nome: il percorso di Marco Tedeschi ridefinisce il concetto di indipendenza in orologeria, mettendo il calibro e la sua architettura brevettata al centro di ogni decisione progettuale.

Nel 2006, un giovane studente di ingegneria svizzero si presentò nell’ufficio di Jean-Claude Biver con un disegno in mano. Non cercava un lavoro: cercava un parere su un tourbillon centrale che aveva appena

brevettato. Quello che pensava sarebbe stato un semplice feedback si trasformò in un colloquio di lavoro. Quel ragazzo era Marco Tedeschi e vent’anni dopo, quello stesso brevetto è diventato il cuore pulsantedi un intero ecosistema manifatturiero.




Una filosofia al contrario


Nell’orologeria indipendente contemporanea il dibattito tra forma e funzione si riduce spesso a un compromesso estetico. Marco Tedeschi ha scelto di ribaltare completamente l’approccio tradizionale: non è la cassa a contenere il calibro, è il calibro a definire la cassa. Il principio guida è uno solo: tutto nasce dal movimento. L’intuizione chiave fu tecnica prima ancora che estetica: eliminare il pignone centrale per lasciare il massimo spazio al bariletto, poi posizionare il tourbillon sullo stesso asse, sopra di esso. Tutta l ‘architettura costruita attorno a un unico asse centrale. Un’idea che Tedeschi aveva già a vent’anni, abbastanza sicuro da brevettarla e portarla di persona al più influente uomo dell’orologeria di quel momento.



Il calibro che nasce dall’interno


L’MT1.1, presentato a Watches & Wonders 2026 come debutto del marchio che porta il suo nome, rappresenta la forma più matura di quella visione. Il calibro MT 7010 IRM è interamente progettato, prodotto, decorato e assemblato in-house a Gland. Al suo cuore batte un tourbillon volante a sei ore, che oscilla a 3 Hz su un asse centrale unico: lo stesso asse, la stessa idea del 2006. La riserva di carica dichiarata è di sette giorni, ottenuta da un singolo bariletto sovradimensionato resa possibile dall’assenza del pignone centrale. Ma la riserva reale del meccanismo tocca i nove giorni: un margine silenzioso che racconta quanto l’architettura sia stata spinta ben oltre ciò che appare sul quadrante. Il movimento offre prestazioni cronometriche di alto livello. L’interazione con l’orologio è volutamente diversa da qualsiasi altro tourbillon sul mercato. Non esiste corona laterale: la carica e la regolazione si effettuano tramite un anello a D sul fondello, con un selettore a colonna che riprende il principio dei cronografi classici che alternano le due funzioni. Bastano quindici giri completi per caricare l’intera riserva settimanale. Per Tedeschi, quel gesto è parte integrante dell’esperienza, un’interazione fisica, quasi rituale, tra chi porta l’orologio e la macchina che segna il tempo. La cassa da 44 mm, priva di anse e senza corona laterale, è disponibile in titanio grado 5, titanio con trattamento DLC, tantalio lavorato internamente e oro 18 carati. Ogni variante nasce direttamente dalla manifattura di Gland, coerentemente con la vocazione produttiva verticale che Tedeschi ha costruito fin dal primo giorno.



Da Hublot a Romain Jerome, fino all’indipendenza


Biver gli propose immediatamente di entrare in Hublot. Tedeschi inizialmente rifiutò: voleva prima finire gli studi ma fu assunto nel marzo 2007, ancora prima di laurearsi. In Hublot si spostò dalla progettazione di prodotto al commerciale, assorbendo progressivamente ogni aspetto del funzionamento aziendale che gli avrebbe permesso un giorno di costruire un brand da zero. Poi arrivò la chiamata di Romain Jerome, dove assunse il ruolo di CEO. Quando Romain Jerome chiuse, decise di non cercare un altro incarico: prese con sé buona parte del team e fondò Kross Studio. Era il 2020, in piena pandemia. Una scommessa che pochi avrebbero accettato in quel momento storico, costruita sulla certezza che quella visione nata nel 2006 meritasse finalmente una manifattura interamente dedicata.


Kross Studio non sparisce: l’ecosistema a tre livelli


Chi conosceva Kross Studio potrebbe chiedersi che fine abbia fatto. La risposta è semplice: Kross Studio non è scomparso, ha semplicemente trovato la propria collocazione all’interno di un ecosistema più articolato ma finalmente leggibile dall’esterno. Tedeschi ha chiarito la struttura a Watches & Wonders 2026: tre realtà distinte, tre ruoli precisi. Marco Tedeschi identifica il ramo dedicato all’alta orologeria, quello che porta il suo nome sul quadrante e che racconta vent’anni di ricerca tecnica e brevetti. È qui che nasce l’MT1.1 e qui che nasceranno le future complicazioni della collezione. Kross Studio rimane invece il braccio creativo e culturale dell’ecosistema: è lo studio che dialoga con Disney, Lucasfilm, Warner Bros, HBO e Hasbro, dove ogni orologio nasce come parte di un’edizione da collezione accompagnata da una scultura o un elemento scenico originale. Un mondo a parte, con un’ identità e un pubblico distinti, che non compete con l’alta orologeria ma la affianca. Sul piano orologiero, tuttavia, gli orologi Kross Studio condividono gli stessi movimenti, lo stesso processo di alta orologeria e la medesima visione creativa che caratterizzano gli orologi di Marco Tedeschi.



Infine, Kross Manufacture è la struttura produttiva B2B: la manifattura che lavora anche per terzi, che ha permesso alla realtà di Gland di crescere e consolidarsi senza dipendere dalle sole vendite dirette. In questo contesto va letto anche l’investimento di Chanel come azionista di minoranza: una partnership costruita più sulla condivisione di visione che sul controllo. L’accordo ha permesso di espandere le capacità produttive mantenendo piena indipendenza creativa, e altri progetti collaborativi con Chanel sono già in cantiere.



Il passo del 2026: la firma sul lavoro di vent’anni


Watches & Wonders 2026 ha segnato il momento definitivo: il brand di alta orologeria transita da Kross Studio all’identità Marco Tedeschi. Non è solo un cambio di nome: è un atto di coerenza con un percorso che dura da vent’anni. Il nome sull’orologio era già arrivato con l’MT1 nel 2025. Ora diventa l’identità dell’intera casa. Come lui stesso ha detto: era diventato naturale. L’MT1.1 mantiene le proporzioni dell’MT1, introducendo un indicatore di riserva di carica alle 12, nuove varianti di materiali e una fibbia a doppio sistema pieghevole riprogettata. Raffinamento senza tradimento. La rotta è la stessa del 2006: un asse centrale, tutto il resto prende forma attorno ad esso. 

Un orologio Marco Tedeschi non nasce per misurare il tempo nel presente, ma per confrontarsi con ciò che viene dopo. È meccanica pensata per attraversare le generazioni.

Dialogo con Marco Tedeschi


A seguito della presentazione dell’MT1.1 e della nuova identità presentata a Watches & Wonders 2026, abbiamo preparato alcune domande per approfondire con Marco Tedeschi la sua visione tecnica, il significato di questo cambiamento e il futuro della struttura che ha costruito.

 

D: Nel video con The 1916 Company hai raccontato che l’idea chiave fu rimuovere il pignone centrale per massimizzare le dimensioni del bariletto. Quando hai capito che quell’intuizione poteva davvero funzionare? 


R: Non la definirei un’intuizione. Era un obiettivo. Non volevo costruire un movimento nel modo in cui lo descrivono i libri. Tutti quei libri prendono come punto di partenza l’architettura di un orologio da tasca, ma quel mondo appartiene ormai al passato. Volevo che la costruzione del movimento rispondesse a un obiettivo ben preciso che mi ero prefissato: ottenere una lunga riserva di carica da un unico bariletto. Una volta definito questo obiettivo, l’architettura del movimento prende forma quasi da sola. Se un solo bariletto deve contenere una quantità cosi elevata di energia, deve necessariamente essere grande; e per esserlo deve occupare il centro del movimento. Di conseguenza, il pignone centrale viene eliminato e il tourbillon viene collocato sullo stesso asse, al di sopra del bariletto. Ho depositato il brevetto nel 2006 perché quel ragionamento si era dimostrato valido. Da quel momento in poi, tutto il resto è stato una questione di esecuzione.


D: Il sistema di carica sul fondello. quindici giri, selettore a colonna, nessuna corona laterale è una scelta tecnica ma anche un rito. Quanto è importante per te che chi indossa l’orologio senta fisicamente il meccanismo?

 

R: E’ l’aspetto più importante dell’intero orologio. La carica è l’unica operazione attraverso la quale il proprietario entra realmente in contatto con il meccanismo. Tutto il resto lo si osserva attraverso il vetro zaffiro, a distanza. Qui, invece, l’energia passa attraverso le dita. Si percepisce la resistenza che aumenta, si sente il bariletto che si carica e, al termine dei quindici giri, hai fisicamente trasferito nell’orologio un’intera settimana di autonomia. Anche il selettore a colonna nasce dalla stessa idea: il passaggio dalla carica alla regolazione deve essere percepito, non semplicemente eseguito. E’ anche per questo che non esiste una corona laterale. Il contatto avviene dal fondello, con il movimento davanti agli occhi.


D: Hai costruito tre realtà distinte: Marco Tedeschi, Kross Studio e Kross Manufacture. Molti lettori conoscevano tutto sotto il nome Kross Studio. Perché questa separazione era necessaria e cosa cambia concretamente per chi vi segue?


R: Non c’è stata alcuna separazione. C’è stata una successione. Ho fondato due strutture nel 2020 e nessuna delle due è nata per improvvisazione. Kross Manufacture è la spina dorsale: pieno controllo della produzione, ogni fase realizzata sotto il nostro stesso tetto, la libertà tecnica di creare senza compromessi. E’ partita in piccolo ed è cresciuta anno dopo anno fino a diventare ciò che è oggi. Kross Studio segue invece la direzione opposta, verso l’esterno. E’ la piattaforma di collaborazione che porta lo stesso linguaggio meccanico in altri mondi, da Disney a Warner Bros e Hasbro. La Manufacture ha assicurato indipendenza e precisione. Lo Studio ha dato visibilità e possibilità di espansione. Entrambi sono stati creati affinché potesse esistere una Maison di Alta Orologeria e, nel 2026 quella Maison porta il mio nome. Quindi non è stato diviso nulla. Quello che molti vedevano come un unico nome è semplicemente diventato più chiaro da leggere: l’origine nel 2006, la struttura costruita a partire dal 2020, gli orologi che oggi portano il mio nome. Il cerchio si chiude, non si spezza.


D: Chanel è azionista di minoranza e altri progetti sono in arrivo. Quanto questa partnership ha cambiato, o non ha cambiato il tuo modo di prendere le decisioni progettuali quotidiane?


R: La partnership riguarda lo strumento industriale. Ci permette di sviluppare la Manufacture, sia per i nostri orologi sia per i marchi per i quali produciamo. Costruiamo insieme il know-how e ci consente di procedere più rapidamente di quanto avremmo potuto fare da soli. Sul piano progettuale non ha alcun impatto. Nessuno. Le decisioni relative a un movimento vengono prese dove sono sempre state prese, a Gland, e continuano a partire dal movimento.


D: Hai parlato di una visione sviluppata attorno a nuove architetture, movimenti e future complicazioni. Ora che il brand porta il tuo nome, c’è un progetto che senti più urgente realizzare, quasi come un obbligo verso te stesso?


R: E’ esattamente il contrario. Non c’è alcuna urgenza, e la struttura è stata costruita proprio perché non ce ne fosse bisogno. Dal 2006 lavoro a dodici calibri che ruotano attorno al tourbillon centrale. Sono concepiti come un’ unica opera organica, non come un catalogo. Ognuno è collegato agli altri in qualche modo. Avere tre attività significa che ciascun progetto può vedere la luce quando è davvero il momento giusto, seguendo il ritmo che il lavoro stesso richiede, senza che sia un calendario commerciale a stabilirlo. Questa è la vera libertà che questo ecosistema mi offre. Perciò no, non sento alcun obbligo verso me stesso, se non quello di non presentare nulla prima che sia davvero pronto.


Quello presentato da Marco Tedeschi non è un nuovo inizio, ma la forma definitiva di una visione costruita nel tempo. Una struttura finalmente chiara, personale e coerente, nata per attraversare le generazioni.

 

Antonio Cabigiosu

Curatore Editoriale

Extratimewatch Magazine



 

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